Nicola Grimaldi – Dichiarazione voto su iniziative riduzione costo del lavoro seduta del 05-11-2019

 

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

Il taglio del costo del lavoro è stato un tema sempre al centro dell'attenzione politica, ma raramente si è concretizzato in serie modifiche dello stesso.In Italia il cuneo fiscale è al 47,8 per cento, ossia il più alto d'Europa.Ecco perché era necessario tagliarlo affinché tutti i lavoratori potessero beneficiarne.Per questo abbiamo pensato ad un taglio serio che potesse realmente portare beneficio ai lavoratori Italiani. Con questa norma finalmente, nel 2020,i lavoratori si troveranno circa 500 euro in più all'anno, mentre nel 2021,fino a 1000 euro in più all'anno.Era una cosa che avevamo promesso e, finalmente, l'abbiamo fatto!

Pubblicato da Nicola Grimaldi su Martedì 5 novembre 2019

NICOLA GRIMALDI (M5S). Grazie, Presidente. La riduzione del costo del lavoro è un tema entrato più volte nel dibattito pubblico degli ultimi anni e tuttavia sono stati pochi gli interventi normativi orientati in quella direzione. Da più parti sono giunti appelli alla politica, tanto dalle parti sociali quando dalle associazioni di categoria del mondo imprenditoriale; appelli rimasti inascoltati. È dunque giunto il momento di un deciso intervento in materia. Come sappiamo, il cuneo fiscale in Italia si attesta a un livello tra i più elevati d’Europa, al 47,8 per cento. I diversi Governi che si sono succeduti negli anni hanno cercato nelle tasche dei lavoratori e delle piccole imprese le risorse che le politiche di austerità fiscale di volta in volta richiedevano. Per non aggredire chi le tasse non le pagava si è preferito reperire risorse da chi le ha sempre pagate alla fonte, finendo per gravare la parte più produttiva del Paese di un peso fiscale ingiusto e che ha minato, in certi casi, la competitività di interi settori.

Intervenire sul cuneo fiscale significa, quindi, invertire un trend che aveva premiato finora chi faceva profitti tramite la finanza o chi i profitti non li dichiarava proprio. Sappiamo bene quale sia la realtà del tessuto sociale e imprenditoriale italiano, per la gran parte costituito da piccole e medie imprese familiari o quasi e dove gli imprenditori stessi sono i primi interessati a vedere i propri dipendenti motivati e ben retribuiti. Purtroppo molto spesso questo desiderio si scontra con le necessità di una concorrenza giocata al ribasso e con un peso fiscale che zavorra le retribuzioni dei lavoratori. È un bene che il documento programmatico di bilancio e prima ancora la Nota di Aggiornamento al DEF abbiano delineato la chiara intenzione del Governo di intervenire con un piano pluriennale di riduzione delle tasse sul lavoro. Un intervento importante, che riguarderà circa 14 milioni di lavoratori con redditi lordi inferiori ai 35 mila euro, per i quali è previsto un taglio del cuneo fiscale da operarsi attingendo a un fondo nel quale confluiranno 3 miliardi nel prossimo anno, 4,8 miliardi nel 2021 e 4,7 miliardi nel 2022. Questo intervento permetterà a milioni di lavoratori di vedere nella propria busta paga circa 500 euro in più all’anno nel 2020 e 1.000 euro in più a partire dal 2021; soldi che in gran parte verranno spesi anche per beni di prima di prima necessità. A giovarne sarebbero milioni di piccole e medie imprese che vivono nel mercato interno e che con le politiche di austerità del passato hanno pagato sulla loro pelle la crisi economica iniziata nel 2008. Non dobbiamo mai dimenticarci che, nonostante un forte tessuto di imprese esportatrici, di cui dobbiamo andare orgogliosi, la stragrande maggioranza delle imprese italiane vende i suoi beni e servizi alle famiglie e ai consumatori italiani. Il 70 per cento del PIL italiano dipende dalla domanda interna privata e pubblica, mentre solo il 30 per cento dalla domanda estera. Pensiamo alle imprese e ai lavoratori italiani se vogliamo davvero riprenderci dal lungo decennio di crisi e stagnazione appena trascorso.

Non dimentichiamoci che la riduzione del cuneo fiscale è una tappa di un percorso molto più lungo, iniziato già nella scorsa manovra con la riduzione dell’IRES, l’aumento progressivo della deducibilità dell’IMU sui capannoni, l’estensione degli sgravi fiscali per le assunzioni stabili, in particolare nel Sud Italia. Un percorso che proseguirà in questa manovra, confermando tutto l’impianto di Impresa 4.0, finanziando oltre 10 miliardi di investimenti verdi nel triennio e soprattutto blindando il regime forfettario per le partite IVA e i professionisti fino a 65 mila euro annui di fatturato, che manterranno l’aliquota agevolata al 15 per cento.

È finito il tempo di massacrare i piccoli per far tornare i conti ai grandi. L’Italia dei lavoratori autonomi e delle piccole e medie imprese è un patrimonio inestimabile, che va non solo tutelato, ma anche rilanciato con convinzione.

Per tutte queste ragioni, a nome del MoVimento 5 Stelle, dichiaro il voto favorevole alla mozione di maggioranza .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Grimaldi, Fragomeli, Ungaro, Pastorino ed altri n. 1-00272, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 6).

1_00272 _ CAMERA – ITER ATTO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.